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Il ritorno del Lupo - Cronaca

Ricerche > Il Lupo > Aggiornamento 2017
Regione Veneto - comunicato stampa n. 342 del 9/03/2017

Lupi, assessore Pan: "Allarmismi inutili e false informazioni, il ritorno è spontaneo e non va confuso con randagismo cani-lupo"

In merito al servizio mandato in onda dal Tg Bassano di ReteVeneta lunedì 6 marzo sul tema “Lupi: paura in Altopiano. Centinaia le prede uccise” l’assessore regionale all’Agricoltura e caccia precisa che la presenza del lupo sulle montagne venete è totalmente spontanea, e non certo imputabile al progetto Life WolfAlps cofinanziato dall’Unione Europea, che ha l’unico obiettivo di conservare la specie esistente. “Il lupo sta tornando spontaneamente sulle Alpi, nessuna reintroduzione è mai stata fatta nè nelle Alpi né in Italia, come ben sanno tutti coloro che si occupano da anni di questa specie”, precisa l’assessore veneto.

La Regione Veneto, che è responsabile dell’attuazione del progetto europeo Life WolfAlps nel territorio regionale -  chiarisce Pan – sta monitorando attentamente le presenze e gli spostamenti dei lupi  sull'Altipiano, e le predazioni su animali selvatici, in particolare mufloni, che peraltro corrispondono al normale comportamento predatorio del lupo”.

"Quanto alle altre affermazioni contenute nel servizio televisivo – prosegue Pan – segnalo come totalmente infondato ed erroneo insinuare l’idea che il progetto europeo abbia introdotto nuovi esemplari sulle Alpi e che ‘al posto del lupo italico, in Altopiano sia arrivata una specie differente, risultato di un incrocio, che avrebbe dato vita ad esemplari molto più aggressivi e per nulla timorosi dell’uomo" .

Nessuna introduzione ad arte, e nessun incrocio: il lupo sta tornando in Veneto per effetto delle migrazioni spontanee di esemplari dagli Appennini e dalla Slovenia. Non si tratta, quindi, di pericolosi e sospetti  incroci ma  di naturali accoppiamenti tra esemplari, che testimoniano il ritrovato equilibrio di alcune parti del nostro ecosistema che consente al lupo di riprodursi e di sopravvivere”, commenta Pan . “Ricordo, inoltre, che il lupo non attacca mai l’uomo: appare quindi scorretto e immotivato anche solo insinuare il velato sospetto che la sua presenza sia un pericolo per la pubblica incolumità – prosegue l’assessore – Diverso è invece il caso, peraltro confermato anche dai rilievi effettuati dai servizi veterinari anche sull’Altopiano di Asiago, della crescente presenza di cani lupo randagi. Un effetto, questo, connesso all’abbandono e alla spopolamento della montagna, che contribuisce a favorire l’inselvatichirsi di specie domestiche”.

Dispiace che servizi televisivi come quello andato in onda sul tg locale di Bassano – conclude l’assessore - siano così imprecisi e disinformati, più volti più ad alimentare un clima di facile paura e di allarmismo, che a diffondere vera conoscenza e a far capire, anche a chi vive in montagna, il grande valore ambientale, biologico e naturalistico rappresentato  dal  ritorno del lupo nelle nostre aree alpine e prealpine”.
Ruralpini.it - 12/09/2016

Una settimana di proteste anti-lupi degli allevatori della Lessinia
(di Michele Corti)

La protesta degli allevatori della Lessinia assume forme sempre più clamorose. Quest'anno la strage ha riguardato ben 63 capi bovini. Alcuni allevatori sono stati ripetutamente colpiti. Come Moreno Riva un allevatore trentenne, che - alla quarta predazione avvenuta martedì scorso - con l'appoggio e la solidarietà di colleghi e amici che "hanno messo la faccia" ha caricato sulla pala del trattore l’ultima manzetta dilaniata in malga dai lupi martedì e l’ha scaricata in piazza, davanti al monumento ai Caduti.
Questa della Lessinia è un'inutile strage. Usò questa definizione Benedetto XV per la guerra del 15-18, voluta da minoranze nazionalistiche aggressive, accompagnata da diluvi di retorica, da giustificazioni ideologiche capziose. Una strage di contadini che consentì l'accumulo di ingenti fortune per i "pescecani di guerra".
Anche se Moreno nega di aver volutamente scaricato la carcassa davanti al monumento è probabile che sia scattata una più o meno consapevole associazione. Con le debite proporzioni anche oggi è in corso una guerra, mossa contro i contadini da minoranze urbane agguerrite, da lobby che utilizzano l'ideologia verde (solo goffamente, e nemmeno sempre, cammuffata da  "necessità" di superiore ordine ecologico). Indipendentemente dall'intenzionalità, la scelta del luogo dove è stata messa in scena la protesta ne ha amplificata la valenza simbolica.
Uno dei motivi che ha fatto scattare la rabbia di Moreno sono le dichiarazioni degli animalisti che, con il solito fine buon gusto, anche di fronte a carcasse ancora calde, non perdono l'occasione per assolvere (a priori) il loro pupillo (il lupo) e colpevolizzare gli allevatori.
Il danno e la beffa "tenete gli animali in stalla".
Si può comprendere l'irritazione degli allevatori quando gli si addebita di essere i responsabili della morte dei propri animali: "Non li sapete curare bene, li dovete tenere in stalla". E qui si dimostra come l'ambiental-animalista in pantofole, comodo nella sua casa di città, al fresco in estate e al calduccio in inverno, non capisca nulla delle situazioni sulle quali vorrebbe dettare legge.
Non sanno o non vogliono capire, i miserabili, che gli animali in questa stagione sono al pascolo. Sono giorni caldissimi e gli animali devono poter pascolare la sera e la mattina presto.
Moreno aggiunge: "Fuori c’è erba verde abbondante. La mia famiglia ha comprato quei pascoli proprio per avere una riserva alimentare in più: per quale motivo dovrei abbandonarla?".
Fosse per gli animal-ambientalisti,  i pascoli dovrebbero essere abbandonati e diventare un grande parco del lupo. Prati e pascoli dovrebbero trasformarsi in folti boschi popolati dai lupi. Quanto poi alle stalle, gli stessi che rimproverano agli allevatori di non tenervi ben chiusi i loro animali sono pronti a condannarli per "maltrattamento" se si attenessero a queste "raccomandazioni".
L'economia della malga in Lessinia coinvolge il tessuto sociale e il "piano lupo" non passerà.
Ma non hanno fatto i conti con la realtà e la storia della Lessinia, dove l'economia della malga continua ad avere un ruolo importante. Coinvolge non solo gli allevatori, ma i proprietari delle malghe, in gran parte private. Coinvolge il commercio e il turismo alimentato dai tanti escursionisti che salgono per una gita, un pic-nic. Tutte attività che la presenza di branchi di lupi non incentiva. Quanto al "turismo del lupo" ci credono solo i ben pagati propagandisti di Wolf Alp e degli altri innumerevoli progetti milionari pro-lupo.
Non sarà facile per le lobby animal-ambientaliste ottenere la desertificazione della Lessinia. Certo, a lasciarli fare, essi trasformerebbero l'alta Lessinia in un Parco Yellowstone in miniatura per la gioia dei pantofolai che leggono le riviste naturalistiche patinate e si beano dei caramellosi programmi televisivi. Con la finalità di offrire loro brividi di emozione - al sicuro nei condomini - al solo pensiero che a poche decine di chilometri dai loro condomini esiste la "Natura incontaminata". Trattasi, come è facile constatare, di patologie psicosociali, frutto della deformazione della concezione del rapporto con l'ambiente indotta dalla vita cittadina. Purtroppo la politica, per nascondere il suo opportunismo ovvero il suo facile cedimento alle lobby e la malcelata mira di consensi elettorali, qualifica queste deformazioni, questa patologia sociale, in "sensibilità ambientalista diffusa" e le assegna un valore sociale pari, se non superiore, all'esigenza di salvaguardare il settore primario. A tanto conduce l'illusione del "cibo che cresce al supermercato" o che potrà sempre (!?) arrivare a buon prezzo da qualche parte del globo. A tanto conduce il mancato riconoscimento (le parole non contano) del ruolo di presidio territoriale dell'attività agrozootecnica e una mentalità coloniale nei confronti dei "contadi" che è rimasta quella della città medioevale che sottometteva il contado ad ogni sopruso con la giustificazione ideologica che il "villano" non era altro che una delle categorie di bestiame.
Una reazione che coinvolge intere comunità.
In Lessinia, per la lobby del lupo, il terreno non è fertile. L'economia zootecnica è diffusa e non certo "marginale". Artigianato, commercio, turismo sono strettamente legati all'economia delle stalle, dei caseifici, delle malghe. Qui gli allevatori non sono dispersi su ampi territorio divisi in profonde vallate che rendono difficile i contatti e l'organizzazione di iniziative comuni (vedi Piemonte sud-occidentale). Le modalità dell'insediamento umano della Lessinia, basato su numerose piccole contrade, minimizza la distanza fisica e sociale tra l'azienda zootecnica e la realtà locale definendo una situazione opposta a quella di alcune zone a forte presenza di allevamento ovino della Toscana, dove la popolazione è concentrata in grossi centri e le aziende zootecnico-pastorali sorgono in luoghi distanti dagli abitati (senza contare che l'origine sarda dei pastori introduce un ulteriore elemento di distanza).
Così in Lessinia i sindaci sono schierati tutti (pur appartenenedo a diverse aree politiche) dalla parte degli allevatori e hanno anche assunto iniziative ufficiali molto esplicite. Dopo l'episodio della manza in piazza di Velo il sindaco ha confermato di essere a fianco degli allevatori del comune  anche qualora fossero costretti - per salvaguardare diritti fondamentali - a violare le leggi.
Alla sera si esce solo con il bastone e appena fa buio i bambini vengono chiusi in casa.
I sindaci sono preoccupati (come è loro diritto-dovere) per la sicurezza dei loro cittadini. Gli attacchi si sono verificati a fianco di strade, a poche decine di metri dagli abitati. A farne le spese sono stati anche i cani. Nelle contrade la gente di sera esce solo con un bastone e per i bambini c'è il coprifuoco. Di questo disagio i sindaci non possono non farsi portavoce. Essi, però, hanno sinora trovato un muro di gomma. In Regione Veneto pare che la specialità dello scaricabarile sia molto in voga. Così gli allevatori hanno iniziato ad intensificare le proteste clamorose.
A Erbezzo alla fiera del bestiame (svoltasi tra l'8 e l'11 settembre) è stato esposto un cartello dal messaggio inequivocabile. Nel frattempo, però, sabato pomeriggio Daniele Tezza, sempre di Velo, trova una manza sbranata dai lupi (alla mattina presto). Daniele, d'accordo con il padre e forte del sostegno di un folto gruppo di giovani allevatori, decide di portare domenica mattina la carcassa in fiera ad Erbezzo. L'intenzione era di scaricare la carcassa sul campo fiera e di renderla visibile a tutti. I carabinieri, però, diffidano l'allevatore dal farlo in quanto "rifiuto pericoloso". Verrebbe da dire: ma di chi è la responsabilità della trasformazione di un animale vivo e vegeto e sano in un "rifiuto pericoloso"? Di chi sono i lupi? Dello stato, ovviamente, uno stato incapace di tutelare legittimi interessi in quanto lasciatosi irretire in una tela di ragno tessuta dalle lobby ambientaliste. Pur rimanendo nel trailer la carcassa non è passata inosservata e per tutta la mattinata è stata oggetto di commenti.
Alle premiazioni del concorso della pecora brogna a fine mattinata, un gruppo di giovani allevatori è entrato nel ring e ha invitato i presenti a sfilare davanti alla carcassa, compreso l'assessore regionale Elisa De Berti che era presente in fiera per le premiazioni. Con l'assessore, presente il sindaco di Erbezzo si è sviluppata anche una lunga discussione. L'assessore ha ribadito che l'adesione al progetto Wolf Alp era stata decisa dalla precedente giunta regionale (i "colpevoli" da individuare negli assessori Stival e Manzato). Si potrebbe osservare che il presidente è sempre lo stesso e che non è cambiato il colore politico della giunta. Stufi di tavoli tecnici inconcludenti e di scaricabarile gli allevatori sono decisi a proseguire sulla strada delle proteste clamorose considerato che solo con il clamore e creando imbarazzo alla politica si potrà smuovere qualcosa.
La manza era stata predata in contrada Tecchie di Velo a 150 m dalle case. Qualcuno ricorda che non distante da qui, in contrada Camposilvano, esiste una lapide (non è l'unica in Lessinia) che ricorda una donna sbranata dal lupo nel Seicento.  Sempre in zona venne abbattuto l'ultimo lupo (prima del "ripopolamento"). La gente del posto fece baldoria per tre giorni, senza risparmio di alcolici.
Una conta impressionante di vittime.
Durante la mattinata qualcuno ha provveduto a completare il ringraziamento a Wolf Alp (il progetto pro lupo attuato anche in Lessinia) precisando la conta delle vittime. Il numero di 63 include anche i capi di tre malgari che pascolano sulla parte trentina della Lessinia, in comune di Ala (sarebbero 50 i soli capi predati in territorio veronese). Esclude gli ovicaprini ed altre specie animali, include i feriti. Ma i feriti hanno poche probabilità di salvarsi perché le infezioni causate dalle profonde lacerazioni sono difficilmente curabili con gli antibiotici.
In un paese civile una serie di predazioni a raffica come quella che ha subito la Lessinia quest'anno non sarebbe stata possibile. Pur nei limiti posti dalle direttive europee e dalla convenzione di Berna che continuano a classificare anacronisticamente il lupo "in via di estinzione", le autorità (in Italia le regioni) hanno il diritto-dovere di intervenire. In Italia il lupo non si tocca (ufficialmente) per puro tabù ideologico. Prima di intervenire passeranno ancora degli anni. Nel frattempo alcuni pascoli della Lessinia (caricati con ovini) sono già stati abbandonati (i greggi sono stati portati via nel corso della stagione a causa della situazione insostenibile). Diritti fondamentali quali la tutela della proprietà e della libera attività economica, la sicurezza personale, a parole garantiti costituzionalmente, sono messi sotto i piedi in nome della superiore esigenza di ripopolare quanti più territori possibile. L'ha deciso qualche parlamento, qualche referendum? No. L'ha deciso la lobby del lupo. Ma con una politica preoccupata dell'interesse delle lobby e incapace di assumersi responsabilità succede queso ed altro. Non dimentichiamoci che l'Italia è (classifica Transparency international)  il paese più corrotto d'Europa (seconda solo alla Romania su 28 stati).
Il Giornale di Vicenza - 18/06/2016

I lupi arrivano fino in paese

Dopo gli avvistamenti sul Grappa e sull’Altopiano, adesso i lupi arrivano anche in Valbrenta e non nei boschi, ma nei borghi di Cismon, a pochi metri dalle case.

Nei giorni scorsi, un esemplare ha aggredito dei cavalli e poche sere dopo è stato visto nei pressi delle vecchie scuole elementari di Primolano, praticamente a due passi dal centro. Gli esemplari, almeno quattro, sono arrivati nel Vicentino probabilmente nel 2013, sembra perché cacciati dalla Lessinia da altri branchi. Sono tre maschi e una femmina. Un quinto esemplare è stato ucciso qualche settimana fa sulla Valsugana trentina, investito da un’auto, mentre si stava spostando da una parte all'altra della valle. Fino ad ora i lupi erano rimasti nei boschi ma a Primolano invece hanno fatto un’eccezione, avvicinandosi alle case più di una volta e mettendo in fuga due cavalli che, terrorizzati, hanno spaccato un recinto per andare a rifugiarsi nel cuore della frazione.

La proprietaria, Graziella Dalla Palma, ha paura. «Sono stati i nostri vicini ad avvisarci che i cavalli erano scappati in strada – racconta – Era sera, poco dopo l’ora di cena, all’imbrunire. Hanno abbattuto tutta la recinzione e sono fuggiti terrorizzati verso la strada. Non era mai successo prima. Siamo andati a recuperarli e appena li abbiamo riportati nella nostra proprietà si sono fiondati nei box, mentre di solito per convincerli ci vogliono ore». «La sera successiva – continua Dalla Palma – Mia figlia è uscita per rimettere nei box i cavalli e li ha trovati ancora agitatissimi. Si è guardata intorno e ha visto un lupo a qualche metro dal recinto. Era grande e non sembrava spaventato. Lei, invece, è rientrata a casa tremante. Qualche sera dopo l’ho visto anch’io, sempre nello stesso punto». «Ora - prosegue Dalla Palma - abbiamo portato i cavalli all’alpeggio. Il recinto è molto vicino alle case e non era mai successo che i lupi si avvicinassero così. Sono animali bellissimi, capiamo che vivono secondo la loro natura, ma credo che gli equilibri naturali siano cambiati. Abbiamo paura e speriamo non succeda più».

La Tribuna di Treviso - 13/05/2016


Lupi in cima Grappa. Coppia avvistata e fotografata a Borso

CRESPANO. Arrivano i lupi sul Grappa. Avvistata una coppia circa una settimana. A vedere e fotografare i due animali è stato Daniele Schirato, ex presidente della Riserva Alpina di Caccia di Crespano. I lupi si trovava al confine tra Crespano e Borso, intenti a dare la caccia a un capriolo.
Incuriosito dalla strana migrazione di mufloni verso il paese, che solitamente con l'inizio della primavera dovrebbero trovarsi in montagna, Schirato mercoledì della scorsa settimana è salito in Grappa. «È strano che certi animali si spostino in questo periodo dell’anno», osserva, «così ho deciso di fare un giro sul Grappa e lì ho scoperto la coppia di lupi. Di solito con l'arrivo della primavera la montagna è più rigogliosa e invitante per i pascoli. Durante le mie escursioni precedenti non avevo avvistato neppure un esemplare di muflone».

Invece, mercoledì della scorsa settimana, arrivato sul Grappa la scoperta è stata un’altra: una coppia di lupi, probabilmente un maschio e una femmina, affamati, a caccia di caprioli e altre prede. «Appena li ho visti mi sono nascosto dietro a un cespuglio cercando di non farmi scoprire», continua Schirato, «Ho seguito tutta la scena: mentre uno inseguiva il capriolo l’altro cercava di distrarlo per prenderlo. Ma il capriolo, vista la malparata, è riuscito a fuggire dai predatori affamati. Nel frattempo con la macchina fotografica ho scattato alcune foto. È la prima volta che i lupi vengono immortalati in cima Grappa». E aggiunge: «Ero sempre dietro al cespuglio. Ad un certo punto, quando hanno smesso di inseguire l'animale, si sono accorti di me. Mi sono alzato in piedi perché volevo fare altre foto ai due lupi, che si trovavano a circa duecento metri da me, ma si sono accorti della mia presenza e sono scappati».

Le foto di Schirati sono già sulle scrivanie dei tecnici dell'ufficio del territorio e ambiente della Provincia che faranno le loro indagini per verificare la presenza della coppia o forse di un branco di lupi sul Massiccio del Grappa. «In realtà la loro presenza non dovrebbe creare problemi se non per i pastori», dice Schirati, «perché potrebbero aggredire greggi di pecore o per i turisti che vanno in montagna con il cane. Sabato ci sono tornato, ma i lupi non c'erano più».

Nelle scorse settimana un altro avvistamento di un lupo a Miane.

QdPnews.it - 6/04/2016


Pastore lancia l'allarme tra le campagne di Fasentà a Campea. Avvistato un lupo a Miane?


Miane - "Attenti al lupo" a Campea ? La domanda è lecita dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi da un pastore che giura di averlo visto predare il proprio gregge tra le campagne di Fasentà. E il confine tra realtà e suggestione non sarebbe poi così distante. "La segnalazione giunta è attendibile - conferma Franco Lattanzio, del Corpo Forestale di Treviso - Il punto è che nel tempo si è persa la convinzione che il lupo sia una componente normale degli eco-sistemi montani. E di conseguenza si sono abbandonate anche le opere di difesa".

Simili segnalazioni, nella zona, giungono anche dal versante bellunese del Nevegal e sulla dorsale dal Monte Cesen al Col Visentin. Ma al momento rimarrebbero in attesa di prove. E proprio su questo lavora il progetto di più ampio respiro "Life Wolfalps", cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito della programmazione Life+ 2007-2013, Natura e Biodiversità. Obiettivo del piano, che interviene in sette aree chiave, è la realizzazione di azioni coordinate per la conservazione a lungo termine della popolazione alpina di lupo.

"Da un punto di vista scientifico, in questo progetto, le presenze vengono accertate solo in caso di ritrovamenti di fatte (escrementi) o di pelo, sul quale è possibile eseguire indagini genetiche, ad episodi di predazione avvenuti. Un'altra parte delle ricerche, inoltre, mira a seguire gli spostamenti tramite radiocollari o chip sottocutanei - spiega l'esperto forestale - In ogni caso, gli avvistamenti vengono comunque monitorati, anche se spesso si rivelano essere infondati. Questo perché è facile scambiare per lupi italiani alcuni esemplari (e impronte) di cane; penso ad esempio ai lupi cecoslovacchi o ai pastori tedeschi".
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