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Il Lazio: territorio

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Il Lazio: territorio


Lazio: Regione amministrativa dell'Italia centrale. Si affaccia sul mar Tirreno a ovest e confina con l'Umbria, la Toscana e (per breve tratto) le Marche a nord, l'Abruzzo e il Molise a est, la Campania a sud. È ripartita nelle province di Frosinone, Latina, Rieti, Roma e Viterbo; il capoluogo regionale è Roma. L'arcipelago delle isole Ponziane è amministrativamente compreso nel Lazio (in provincia di Latina).
Il Lazio si estende per 17.227 km2 e ha confini fisici ben delineati a est, dove corrono sul versante occidentale dell'Appennino centrale, con la Campania il limite è segnato dal tratto finale del fiume Garigliano, mentre con la Toscana e l'Umbria il confine non poggia su elementi fisici.


Il territorio regionale ha lineamenti complessi. Prevalgono le montagne (26,1%) e ancor più le colline (53,9%); solo un quinto della superficie è pianeggiante. Numerose sono le vette che superano i 2000 m. All'estremo nord-est spiccano i monti Reatini, sovrastati dal massiccio del Terminillo (2213 m), e l'adiacente gruppo dei monti della Laga (monte Gorzano, 2455 m); lungo il confine con l'Abruzzo si sviluppano i monti Simbruini (monte Contento, 2014 m) e, al di là dell'alta valle dell'Aniene, la catena degli Ernici (2037 m). Sempre al confine con l'Abruzzo s'innalzano i monti della Meta (significativo il nome della massima cima, monte Petroso, 2247 m), ai quali si raccorda, ormai al limite con il Molise, il massiccio delle Mainarde (monte Cavallo, 2039 m).


Nella sezione occidentale il Lazio presenta un'altra serie di rilievi, pressoché paralleli all'Appennino e della medesima, aspra natura calcarea, ma che in genere vengono classificati come Antiappennino, sia per la minore altezza, sui 1000-1500 m, sia soprattutto per essere separati dalla catena appenninica dall'ampio solco depressionario percorso dal fiume Liri e dall'affluente Sacco: i monti Lepini, Ausoni e Aurunci.


L'aspetto più interessante della morfologia laziale è costituito dalla presenza di una vasta regione collinare di origine vulcanica. In netto contrasto con la rude morfologia appenninica, è un'area fertile e ridente; le sommità maggiori, alte mediamente 600-700 m, superate solo dal monte Cimino (1053 m), sono formate dalle orlature di vulcani ormai spenti, i cui crateri sono spesso occupati da laghi.
Le pianure del Lazio sono essenzialmente costiere; l’unica pianura interna è la depressione percorsa dal Sacco-Liri. Il litorale è quasi ovunque basso, orlato da cordoni di dune.
Per secoli paludose e malariche, solcate da fiumi il cui corso mutava facilmente, le pianure costiere sono state oggetto, nei secoli passati, di alcuni interventi di bonifica, ma solo in epoca recente (nei primi decenni di questo secolo) sono state definitivamente sottoposte a un piano di sviluppo agricolo e di popolamento.


Anche dal punto di vista idrografico il Lazio non ha caratteri di unitarietà. La regione ha il suo principale asse fluviale nel Tevere, il fiume che bagna Roma, ma tutta la sezione meridionale della regione tributa le sue acque al fiume Sacco. Nel Lazio il Tevere svolge solo metà del suo corso (205 km su 405); entra nella regione a Orte, dopo aver attraversato interamente l'Umbria. Ma è solo in territorio laziale che la sua portata aumenta sensibilmente, grazie al tributo del Nera e dell'Aniene; sfocia quindi con un piccolo delta nel mar Tirreno, dopo aver attraversato l'Agro Romano.


L'originalità dell'idrografia laziale è data tuttavia dai suoi laghi vulcanici, un complesso unico per vastità e articolazione in Italia; il lago di Bolsena in particolare, il maggiore bacino lacustre del Lazio (114,5 km2), è anche il più esteso lago craterico italiano. Vi sono poi alcuni laghi costieri nell'Agro Pontino, antichi tratti di mare chiusi da cordoni sabbiosi, tra cui quelli di Fogliano e di Sabaudia.


Ben poco rimane dell'ambiente naturale originario, in questa regione di antichissimo e denso popolamento. Le aree protette riguardano circa il 6% della superficie territoriale. La più nota è il parco nazionale del Circeo, istituito nel 1934 per salvaguardare un paesaggio di dune e paludi raro in Italia, ma in effetti poco protetto, soprattutto nel più recente passato. Si segnalano inoltre, tra le più note aree tutelate, le oasi naturali del Bosco di Palo, sulla costa, e di Ninfa, sui monti Lepini, entrambe caratterizzate da una rigogliosa macchia mediterranea (tra le specie incluse figura ad esempio la palma nana), e, di più recente istituzione, il parco nazionale del Gran Sasso-monti della Laga (diviso con l'Abruzzo e le Marche), con lembi di bella foresta appenninica.

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